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Garanzia Rifacimento Tetto: normativa, durata e responsabilità del costruttore

Garanzia rifacimento tetto: normativa durata responsabilità costruttore

La Garanzia per i lavori di rifacimento del Tetto

Esiste una garanzia sui lavori di rifacimento del tetto? Essa è a discrezione dell’impresa che esegue i lavori oppure è obbligatoria poiché prevista dalla normativa vigente?

Proviamo a fare un po’ di chiarezza senza tuttavia la presunzione di fornire una risposta sempre valida ad ogni interpretazione della legge. Esistono infatti casistiche molo differenti ed ognuna va valutata a se.

Che cosa significa “Garanzia” nei lavori di Rifacimento del Tetto

La garanzia è uno strumento di tutela del diritto dell’acquirente. Essa prevede infatti che, nel caso il bene acquistato presenti difetti, la loro risoluzione sia a carico del venditore. La Garanzia ha sempre una durata limitata nel tempo.

Come ottenere la Garanzia per i Lavori di Rifacimento del Tetto

Non è necessario che la presenza della Garanzia e la sua durata siano citati nel capitolato d’appalto per essere validi.  La garanzia è normata dagli articoli 1667 e 1669 del Codice Civile e pertanto sempre operante.

Vediamo innanzitutto cosa citano testualmente detti articoli:

Normativa Codice Civile: articoli 1667 e 1669

Art. 1667 – Vizi e Difformità dell’opera

“L’appaltatore è tenuto alla garanzia per le difformità e i vizi dell’opera.
La garanzia non è dovuta se il committente ha accettato l’opera e le difformità o i vizi erano da lui conosciuti o erano riconoscibili, purché in questo caso, non siano stati in malafede taciuti dall’appaltatore. 
Il committente deve, a pena di decadenza, denunziare all’appaltatore le difformità o i vizi entro sessanta giorni dalla scoperta. La denunzia non è necessaria se l’appaltatore ha riconosciuto le difformità o i vizi o se li ha occultati. L’azione contro l’appaltatore si prescrive in due anni dal giorno della consegna dell’opera. Il committente convenuto per il pagamento può sempre far valere la garanzia, purché le difformità o i vizi siano stati denunciati entro sessanta giorni dalla scoperta e prima che siano decorsi i due anni dalla consegna.”

Art. 1669 – Rovina e difetti di cose immobili

“Quando si tratta di edifici o di altre cose immobili destinate per loro natura a lunga durata, se, nel corso di dieci anni dal compimento, l’opera, per vizio del suolo o per difetto della costruzione, rovina in tutto o in parte, ovvero presenta evidente pericolo di rovina o gravi difetti, l’appaltatore è responsabile nei confronti del committente e dei suoi aventi causa (5), purché sia fatta la denuncia entro un anno dalla scoperta (6).Il diritto del committente si prescrive in un anno dalla denunzia.”

Analisi normativa e responsabilità del costruttore

L’art. 1667 del c.c. tratta, come riportato nel titolo, dei Vizi e della Difformità dell’Opera.

Cos’è il “Vizio dell’Opera”?

Il vizio sorge in fase di esecuzione dell’opera o del manufatto, principalmente quando il costruttore viola le regole dell’arte o i principi in materia di edilizia. All’atto pratico un opera realizzata presenta un Vizio quando il lavoro è stato eseguito senza tutte le accortezze necessarie affinché detta opera (tutta o solo in parte) possa assolvere alla sua funzione o la sua durata nel tempo sia prematuramente compromessa.

Cos’è la “Difformità dell’Opera”?

Con tale termine si intende la situazione in cui l’opera ultimata non corrisponda dal punto di vista tecnico a quanto concordato in fase contrattuale. Per fare un esempio potrebbe trattarsi banalmente di Difformità dell’Opera qualora la realizzazione di un tetto in legno, concordato con uso di lamellare di abete, venisse invece realizzato in travi in Uso Fiume di abete. Anche nel caso in cui l’opera sia correttamente realizzata e dimensionata e non presenti alcun tipo di Vizio.

In entrambi i casi il Committente dovrà, entro 60 giorni dalla scoperta del Vizio o della Difformità, denunziarlo all’appaltatore e richiedere l’eliminazione del vizio, della difformità oppure che il prezzo pattuito per l’opera sia proporzionalmente ridotto.

Questo tipo di garanzia ha durata di anni 2 dalla fine dei lavori (Consegna).

L’art. 1669 del c.c. tratta invece un caso più grave rispetto al precedente ovvero quello della “Rovina e Difetti di Cose Immobili”.

In questo caso la legge prevede che, specificatamente per quanto riguarda edifici o altre cose immobili destinate ad avere lunga durata, se nel corso dei 10 anni dal compimento l’opera rovini (ovvero subisca danni irreparabili) oppure presenti pericolo di rovina (ovvero si prospetti la possibilità che l’edificio subisca danni irreparabili) o gravi difetti, a causa di vizi del suolo o della costruzione, l’appaltatore è responsabile nei confronti del committente o dei suoi aventi causa (ad esempio i successivi acquirenti dell’edificio). In questo caso il committente ha tempo un anno dalla scoperta per fare denunzia.

Questo tipo di garanzia ha durata, come già detto, di anni 10 dalla fine dei lavori.

Quali sono le differenze tra l’articolo 1667 e il 1669?

Per quanto riguarda la specifica differenza tra gli art. 1667 e 1669 c.c., la giurisprudenza ha avuto modo di precisare che, mentre l’art. 1669 c.c. disciplina le conseguenze dannose dei vizi costruttivi incidenti su elementi essenziali di struttura e funzionalità dell’opera, influendo sulla sua solidità, efficienza e durata, l’art. 1667 c.c. riguarda l’ipotesi in cui la costruzione non corrisponda alle caratteristiche del progetto o del contratto di appalto, ovvero sia stata eseguita senza il rispetto delle regole della tecnica.

Da questo si può desumere che la garanzia prestata dall’appaltatore debba essere di:

  • Anni 2 quando eventuali vizi dell’opera non comportino conseguenze tanto gravi da compromettere la stabilità della struttura. Un esempio di questa tipologia di difetto potrebbe essere, mi vien da pensare, la sigillatura tra due elementi costituenti un canale di gronda da cui ne derivi un gocciolamento più o meno importante che non ricada sull’edificio stesso e quindi non vada a rovinare parti strutturali.

  • Anni 10 quando eventuali vizi dell’opera comportino la rovina della struttura portante o anche solo rischino di comprometterla. Facendo sempre l’esempio del canale di gronda, supponiamo questa volta che la perdita avvenga su una parte strutturale dell’edificio come potrebbe essere un trave in legno oppure in cemento, in questo caso il vizio, seppur di entità minima compromette la stabilità dell’edifico e la sua durata nel tempo.

Quando è applicabile la garanzia di 2 anni secondo art. 1667 del c.c.?

Sempre. Questo tipo di garanzia è sempre applicabile per qualsiasi tipologia di opera senza eccezioni purché il vizio venga contestato entro il termine di giorni 60 dalla sua scoperta e la sua scoperta avvenga entro anni due dal completamento dell’opera.

Quando è applicabile la garanzia di 10 anni secondo art. 1669 del c.c. ?

Per parecchio tempo vi è stato un dibattito se questo tipo di garanzia debba essere fornito solo nel caso di nuove costruzioni oppure vada applicato anche ai lavori di ristrutturazione. Risponde a questa domanda la Corte di Cassazione, Sezioni Unite Civili, con la sentenza 27 marzo 2017 n. 7756. Detta sentenza ha stabilito che l’articolo 1669 c.c. è applicabile anche alle opere di ristrutturazione edilizia e, in genere, agli interventi manutentivi o modificativi di lunga durata su immobili preesistenti.

In questo caso la denunzia deve essere fatta entro un anno dalla scoperta.

RIASSUMENDO:

Garanzia 2 anni:

La garanzia di 2 anni è valida per qualsiasi difetto e difformità dell’opera sia nel caso di nuove costruzioni che nel caso di ristrutturazioni.

Garanzia 10 anni:

La garanzia decennale è valida per i soli difetti che costituiscano o presentino gravi difetti incidenti sul godimento e sulla normale utilizzazione del bene, secondo la destinazione propria di quest’ultimo.

QUANDO IL COSTRUTTORE NON È RESPONSABILE

È importante precisare che non può considerarsi colpa del costruttore qualsiasi criticità venga a crearsi sull’opera realizzata. Affinché possa costituirsi colpa del costruttore e quindi da lui pretendere la riparazione è necessario che tale criticità non si siano conseguenza di:

  • Eventi calamitosi per i quali l’opera non era stata progettata e realizzata
  • Modifiche all’opera da parte del committente o di terze parti
  • Utilizzo improprio dell’opera
  • Mancanza di regolare manutenzione dell’opera

Quanto qui riportato è frutto della mia esperienza personale e delle mie ricerche pertanto esso non ha carattere imperativo e non costituisce impegno alcuno. Le informazioni qui riportati saranno utilizzate dall’utente del sito sotto la propria responsabilità.